CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Parma

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Asd Paradigna

La parola al dirigente, Stefano Cortellazzi.

Come state vivendo questo momento di inattività?
Piuttosto male sotto diversi aspetti. Per prima cosa, in quanto appassionati di calcio come tanti, ci dispiace non vedere i ragazzi giocare. Abbiamo vissuto attimi di gioia in estate, pensando si sarebbero potuti organizzare presto nuovi campionati, ma poi con il peggioramento della situazione abbiamo abbandonato ogni speranza. 


In che modo state rimanendo in contatto con i ragazzi?
Venendo meno il momento di socializzazione non è semplice. Nelle fasi in cui abbiamo potuto organizzare gli allenamenti individuali all’esterno i partecipanti sono stati felicissimi, ma erano comunque pochi perché nonostante rispettassimo tutte le misure di sicurezze richieste, molti di loro e le famiglie, comprensibilmente, avevano paura. Tuttavia cerchiamo in qualche modo di mantenere i contatti, senza stressare eccessivamente le famiglie.

 
Avete organizzato allenamenti o incontri online?
No, durante il lockdown dello scorso anno ci siamo limitati a fornire ai ragazzi indicazioni su esercizi da fare a casa e a suggerire di andare a correre, quando è stato consentito, per rimanere un po’  in forma. Durante quei mesi però, visto che il Paradigna fa parte dell’Udinese Academy, i nostri allenatori hanno partecipato ad alcuni corsi organizzati dalla società.


Quali sono le vostre preoccupazioni attuali e per il futuro?
La più grande è che alla fine di tutto ciò molti ragazzi perdano le motivazioni e rinuncino al calcio. Questo rappresenterebbe una perdita sociale incredibile e un’ulteriore difficoltà di sopravvivenza per la nostra società, così come per molte altre.


E le speranze?
Che con il ritorno della bella stagione, o più facilmente da settembre, si possa ricominciare a fare almeno qualche piccola amichevole o torneo, ovviamente in sicurezza. Otre che allenarsi, giocare una partita vera per i ragazzi sarebbe una grande gioia. 


Come vi immaginate la ripartenza?
Possibile solo quando si potrà tornare a fare tutto come prima del Covid. Una via di mezzo credo sia impossibile perché il calcio è uno sport di contatto e in cui anche lo spogliatoio, inteso sia come luogo fisico che come metafora del gruppo, è fondamentale.


Avete qualche suggerimento da darci?
L’unica idea che potrebbe agevolare una ripartenza, quando sarà possibile, potrebbe essere quella di rimodulare il calendario delle partite, suddividendole in più giorni, in modo da evitare che se ne giochino una in fila all’altra e che quindi tanti bambini, genitori e dirigenti si accalchino nello stesso posto.

 

 

 

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